Joao Batista Provazi

Oltre oceano… il cognome è Provazi

Dalla Bassa al Brasile e, attraversando le acque dell’oceano, il cognome Provasi è diventato Provazi.

Ora Joao Batista Provazi, terza generazione di emigrati provenienti da Concordia, Sta cercando di cambiare cognome riappropriarsi di quello originale di fine Ottocento e ottenere, insieme alle figlie, la cittadinanza italiana.

Joao Batista Provazi ha 35 anni, è ingegnere e lavora come direttore di una importante industria chimica. Risiede a Rio Claro, a circa quattrocento chilometri da Rio de Janeiro. Pur avendo visitato I’ItaIia soltanto tre volte, si sente molto legato alle sue origini modenesi; origini che Joao Batista ha respirato fin da bambino, attraverso le tradizioni che gli sono state insegnate dai nonni e dai bisnonni. E’ infatti uno dei discendenti del gruppo di famiglie partite da Concordia nel 1874.

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Enrico Secchi

Uno spicchio di Brasile, ha radici nella Bassa e una delegazione di Concordia sono in Sudamerica per uno storico abbraccio.
I discendenti degli emigrati della Bassa cercano le proprie radici. Sono ormai a decine le lettere che da Porto Real arrivano al Comune di Concordia. Persone che cercano notizie sui parenti che con i loro progenitori hanno lasciato oltre un secolo fa. Ricerca che non è rimasta senza risposta, tanto che il 5 maggio una nutrita delegazione, partirà da Concordia per andare in Brasile e incontrare per la prima volta i discendenti degli emigrati che fondarono la comunità di Porto Real. Centro nel quale vivono centinaia di oriundi modenesi, che per diversi decenni non hanno però avuto contatti con i progenitori italiani. La fondazione di Porto Real risale al 1875 quando, tra miserie ed avventure, sogni e bisogni, un gruppo di famiglie è partito da Concordia e da Novi ed ha intrapreso il lungo viaggio verso il “nuovo” mondo, trasferendo insieme alle proprie speranze, anche usi e tradizioni modenesi, a 200 chilometri a est del grande porto brasiliano di Rio De Janeiro.

L’insediamento dei concordiesi a Porto Real e l’inizio della loro “colonizzazione” è testimoniato dal diario, “I miei 56 anni in Brasile” di Enrico Secchi, maestro concordiese. Uno dei protagonisti di questo viaggio e di questa emigrazione. La storia di Secchi è emblematica di un epoca di disagi e trasformazioni, nella quale, anche l’istruzione non bastava a superare le misere prospettive occupazionali di una terra povera e la ricerca di nuova vita metteva in secondo piano i rischi di un viaggio verso l’ignoto, rappresentato da poche e spezzettate testimonianze provenienti da oltre oceano e dalle lusinghe degli agenti per l’emigrazione.

“Nell’anno 1874, certa Clementina Tavernari , di Concordia di Modena, faceva ritorno dal lontano Brasile, allora impero dell’America del Sud, con l’incarico di arruolare 50 famiglie di agricoltori dell’alta Italia, allo scopo di fondare, nell’allora provincia di Santa Caterina, un nucleo coloniale intitolato al nome di sua maestà l’imperatrice Maria Teresa Cristina, che sarebbe servito come primo saggio di colonizzazione italiana in Brasile”. Così inizia il diario di Secchi, descrizione della sua vita trascorsa peregrinando in Brasile, con incarichi governativi di responsabilità. Quando arrivò a Concordia Clementina Tavernari aveva già 54 anni: non godeva di buona salute, cercò sul posto una persona che potesse aiutarla nella veste di segretario. La scelta cadde su Secchi che cominciò così la sua avventura. “In casa dei signori Crema – racconta Secchi- si aprì un ufficio per iniziare l’iscrizione delle famiglie destinate a partire. In pochi giorni centinaia di famiglie modenesi, mantovane, ferraresi, parmigiane e reggiane vollero essere inserite, accontentandosi di partire dopo che le prime 50 famiglie si fossero stabilite. Fui il primo a fare richiesta al sindaco”. E 50 famiglie modenesi partirono il 22 dicembre 1874 dal porto di Genova a bordo della nave Anna Pizzorno, un mercantile a vapore, ma dal quale erano state tolte le macchine per essere adattato d’occasione, dall’armatore Pizzorno, a trasporto emigranti. Come accade spesso nei diari che testimoniano le emigrazioni di fine ottocento, anche in quello di Enrico Secchi, gran parte dell’economia del manoscritto è dedicata alla traversata transoceanica. Presto il vicesindaco Negro, con Ivo Cremonini e il resto della delegazione, raggiunsero Porto Real.

La storia di Enrico Secchi e di 50 famiglie che partirono

Quel lungo viaggio oltre Oceano.

Gli emigranti modenesi arrivarono nel porto di Rio il 17 Febbraio 1895. Il viaggio, durato quasi due mesi, era durato più del previsto a causa delle condizioni del tempo. In alcuni casi la bonaccia aveva impedito al veliero di procedere e in altri il forte vento contrario aveva addirittura fatto retrocedere l’imbarcazione di miglia. Le 50 famiglie furono subito fatte trasferire in una colonia a poche km da Rio in attesa del passaggio a Santa Caterina, che non poteva avvenire subito in quanto nella zona era presente un’epidemia di febbre gialla. Quando finalmente giunse il permesso per il trasferimento, i coloni fecero sapere alle autorità che preferivano, stanti le buone condizioni climatiche del luogo e per la vicinanza alla stazione ferroviaria e per le relazioni già fatte con altri coloni esistenti, stabilirsi a Porto Real.

In breve tempo le 50 famiglie modenesi, alle quali in seguito se ne aggiunsero altre, parenti e amici provenienti dall’Italia, ma anche da altre parti del sud America, erano riuscite a creare una funzionale e ben strutturata colonia che venne visitata spesso da ambasciatori e ministri stranieri, e anche dall’imperatore don Pedro II accompagnato dal ministro dell’agricoltura brasiliano.

In Brasile Enrico Secchi passo’ 56 anni, sposò Cleonice Tavernari, nipote di Clementina, ed ebbe 4 figlie. Fu maestro, direttore di colonia, di fazenda, corrispondente consolare e reggente del Regio vice consolato di Juiz de Fora.